Gisella, la donna dietro la malattia
Le difficoltà e le circostanze legate ai suoi molteplici ruoli
Lucy M. Pole
6/9/20262 min read


Gisella è una donna determinata. Ha seguito tutto il percorso di consulenza attivamente e con passione, nonostante le difficoltà che la malattia creava per lei.
A quella epoca era una donna fragile ma forte, smarrita ma decisa a ritrovare la strada. Nonostante le tante delusioni accumulate negli anni nella ricerca di una soluzione, fin dal nostro primo incontro aveva sentito che qualcosa di nuovo e diverso stava accadendo. Il Tapping le dava la sensazione di poter essere finalmente un rimedio concreto, qualcosa che valeva la pena sperimentare con impegno e fiducia.
Non era sempre facile per lei arrivare agli incontri. Più volte, poco prima dell'appuntamento, mi chiamava per disdire:
"Speravo di farcela oggi, avevo proprio voglia di venire, ma mi sono venuti dei dolori troppo forti. Non ce la faccio a venire. Possiamo fissare un altro giorno?"
Fissavamo allora un nuovo appuntamento e le suggerivo cosa poteva fare nel frattempo, utilizzando le tecniche che aveva imparato e che potevano aiutarla a gestire autonomamente il disagio.
Anche nella vita quotidiana faceva del suo meglio per rispettare gli impegni con la famiglia. Era una donna dai molteplici ruoli; una situazione in cui si possono riconoscere tante donne: mamma, moglie, figlia, amica e collega. Ruoli e rapporti che, come è normale, potenzialmente creano situazioni classiche di tensione e difficoltà.
Nelle relazioni familiari e personali provava talvolta delusione e rabbia, ma anche tanto affetto. A volte si sentiva in colpa quando non riusciva a essere presente come avrebbe voluto. Con la famiglia diventava talvolta impaziente per le richieste più svariate; e con altre persone a lei vicine, talvolta aveva difficoltà a “mettere i paletti” di tempo e spazio. Attraverso le esperienze che aveva vissuto, raccontate negli episodi del suo passato e del presente, è facile riconoscersi in lei e nelle sue circostanze.
Tuttavia Gisella aveva l’apertura mentale e la disponibilità a conoscere un'esperienza per lei totalmente nuova. La digitopressione sui punti della sequenza di Tapping era una pratica tutta da imparare. Ne aveva sentito parlare e, pur con qualche perplessità, era disposta a tentare.
Durante gli incontri, dopo qualche intervento particolare, si annotava ciò che poteva esserle utile per continuare la pratica anche da sola durante la settimana. Io insistevo sull'importanza di praticare ogni giorno, affinché potesse impadronirsi delle tecniche e, soprattutto, sviluppare fiducia nelle proprie risorse.
Gradualmente cresceva in lei la consapevolezza di poter prendere in mano la situazione e cominciare a gestire autonomamente il proprio benessere, il proprio equilibrio e la propria emotività.
Diventava sempre di più la capotreno della sua vita, la scrittrice del proprio copione, l'artefice del proprio destino.
Sono passati ormai diversi anni dalla fine del nostro percorso. Quando l'ho risentita recentemente, mi ha raccontato di aver ripreso tutte le attività che svolgeva prima della malattia, e di averne aggiunte di nuove.
Oggi conduce una vita attiva e continua a dedicare attenzione alla propria famiglia, alle proprie attività e, naturalmente, alla cura di sé.




